AIKIDO : RENWAKAI from MAXIME MOULIN on Vimeo.

"Si possono conoscere diecimila cose a partire dalla conoscenza profonda di una sola cosa." Miyamoto Musashi























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Ushiro dori: tutte le prese posteriori iniziano con la parola ushiro che significa appunto "dietro". Ushiro ryote dori: presa ad entrambi i polsi; la guardia deve essere la stessa di Tori (hidari hanmi o migi hanmi)


Ogni giorno, ognuno di noi, deve affrontare i suoi Randori personali; ognuno di noi si trova incastrato nella sua gabbia personale e cerca di non essere frullato da questi vortici che metaforicamente possono essere visti appunto come dei Randori; purtroppo questo è il mondo di Mammone, e questo sistema è fatto apposta per frullare le gente e annientare tutto ciò che ha un anima; nell'Aikido come nella vita dobbiamo però imparare ad agire nella maniera corretta e piu giusta possibile e a affrontare questi Randori a cuore aperto, senza paura; siamo chiamati a vivere, non a sopravvivere; dobbiamo smettere di reagire egoicamente e iniziare a agire creativamente, a scegliere; qui alcuni piccoli consigli :











Avrah Ka Dabra - Creo Quello Che Dico - Dario Canil


Il Randori (Ran: confusione, Dori: controllare, fermare)

Filosoficamente, indica una riduzione alla quiete di un sistema caotico. Un contrasto che richiama ciò che l’atleta vede all’esterno e ciò che, ordinatamente, il suo spirito dovrebbe compiere nell’affrontare quell’esperienza: ricercare l’ippon, liberare il corpo, renderlo creativo, stemperare le paure connesse all’attribuzione di un punteggio, bandire tattiche ed ostruzionismi tipici della gara che sono da ostacolo alla miglior gestione della propria energia (seiryokuzenyo), al confronto costruttivo, al reciproco miglioramento ed al concetto di altruità (jitakyoe)

"Il valore del randori risiede nel fatto che conferisce prontezza e agilità nell’adattarsi alle situazioni, poiché il suo esercizio risiede soprattutto nell’interagire con l’azione avversaria, e per fronteggiare questi frangenti, occorre applicarsi mentalmente e fisicamente, opportunità offerta soltanto dal randori"

"Il randori è un mezzo efficace anche per la coltivazione mentale. Difatti nel randori esistono azioni differenziate che portano a un continuo gioco di abilità e di intelligenza e più complesso è il gioco, più invitante ne diventa la ricerca"

"Il randori è un esercizio di zanshin in cui si impara a rimanere dinamici e reattivi sotto la pressione di più attacchi. Più l’abilità dell’Aikidoka cresce, più egli diventa in grado di fronteggiare attacchi veloci e decisi"

DORI è la sonorizzazione di tori. La D diventa T quando il termine viene accostato ad un’altra parola. Tori è il sostantivo del verbo toru "prendere", pertanto tori/dori significa "presa".

RAN, pronunciato nella sua lettura on (ovvero quella sino-giapponese), significa "rivolta", "ribellione", "guerra", "disordine".

secondo Google Traslate significherebbe anche Lavanderia : https://translate.google.com/#auto/it/randori




Nathan, 6 kyu


Lascio tutto come è a Dio. Bisogna essere liberi dall' attaccamento alla vita e dalla paura della morte e avere una mente che lascia tutto a Dio, non solo quando si è attaccati, ma anche nella vita quotidiana.

La "Via" significa essere tutt'uno con il volere di Dio e praticarlo. Se ci allontaniamo da esso, anche se di poco, non stiamo più percorrendo la Via.






Le tecniche utilizzano quattro qualità che riflettono la natura del nostro mondo. Secondo la circostanza, dovreste essere: duri come un diamante, flessibili come un salice, fluidi come l’acqua, o vuoti come lo spazio. Morihei Ueshiba


Link Programma : Programma 2013

6 Kyu

Katatetori Aihanmi Ikkyo

Katatetori Aihanmi Iriminage

Katatetori Aihanmi Kotegaeshi

Katatetori Aihanmi Shihonage

Katatetori Aihanmi Uchikaiten Sankyo

5 Kyu

Shomenuchi IKKYO - omote & ura (Tachi Waza)

Shomen Uchi - Irimi Nage







A
Agura: Posizione a gambe incrociate
Ai: unione, armonia
Ai-hanmi: Posizione rispettivamente uguale, stessa guardia
Aikiken: tecniche della spada dell’aikido
Aikitaiso: Ginnastica preparatoria alla pratica dell’aikido
Ashi: piede
Atama: testa
Atemi: Colpi contro parti vulnerabili del corpo
Awase: coordinazione, armonizzazione
Ayumiashi: avanzare puntando il piede all’esterno e con la stessa anca avanti
B
Bo: bastone grosso
Bojutsu: arte o tecnica col bastone
Bokken: spada in legno
Budo: via della guerra, arte marziale
Buki-waza: tecniche con armi
Bushi: guerriero, samurai
Bushido: codice d’onore del samurai
C
Chi: terra
Chokusen: diretto (chokusen no irimi=entrata diretta)
Chudan: movimento o posizione centrale, medio
Chudan no kamae: guardia media
Chudan tsuki: colpo con pugno a livello dell’addome-plesso
D
Dachi: posizione del corpo
Dame!: cattivo, sbagliato (informale)
Dan: grado de cintura nera.
Deai: anticipo, incontro
Do: via; metodo
Dojo: palestra di arti marziali
Domo-arigato-gozaimashita: molte grazie (molto formale, da usare quando la lezione è finita)
Doshu: guida, letteramente maestro della via, rappresentante il massimo dell’arte (tecnica e spirituale)
Dozo: per favore
E
Embukai: dimostrazione aperta al pubblico
Embusen: tracciato d’esecuzione (del kata)
Eri: colletto, bavero
Eri dori: presa al bavero
F
Fudo: immobile, consolidato
Fudo dachi: posizione consolidata
Fudo shin: spirito inammovibile
Fudo tai: corpo immobile
Futaridori: tecniche con più persone che attaccano simultaneamente
G
Gassho: posizione con le mani giunte, in concentrazione
Ge: basso
Gedan: movimento o posizione bassa, basso
Gedan no kamae: guardia bassa
Gerikeri: colpo con piede
Gi: tenuta di allenamento chiamata erroneamente kimomo
Gokkyo: quinta tecnica di immobilizzazione
Gommenasai: scusate, chiedo scusa (formale)
Go no geiko: allenamento forte
Go no sen: difesa e contrattacco dopo l’attacco avversario
Gyaku-hanmi: posizione rispettivamente opposta, guardia opposta

http://www.aikidobudobrescia.it/2013/05/glossario-aikido-parte-prima-introduzione-ai-termini-generali/



I cut-up comportamentali sono paragonabili ai cut-up artistici e letterari, in cui testi e materiali esistenti vengono smontati e riassemblati in modi nuovi. I dadaisti tagliavano a pezzi giornali e libri di poesia e creavano nuovi componimenti estraendo a caso i ritagli da un cappello; similmen- te, l'artista del cut-up comportamentale applica forbici e colla a un testo sociale o personale e riconfigura banali aspetti dell'esistenza in modi straordinari.Un cut-up comportamentale non è tanto una randomizzazione della vita quanto un punto di partenza per territori inesplorati; come tale, può richiedere un'attenta riflessione. Scegliere le modifiche più promet- tenti da fare è una scienza rigorosa, se non esatta.

Fate due liste: cose che vi annoiano e cose di cui avete paura. La prima dovrebbe essere facile da compilare, mentre la seconda può essere diffi- cile ammetterla persino a se stessi. Prendete una voce a caso da ogni lista. Inventatevi un esercizio che le combini entrambe: per esempio, se avete scelto "prendere i mezzi pubblici" dalla lista noiosa e "parlare in pubbli- co" dalla lista paurosa, potreste sfidarvi a pronunciare un discorso sulla metropolitana ogni settimana. Tenete un diario delle vostre esperienze e delle vostre interazioni.

Noia
  • essere noioso
  • ascoltare banalità calcistiche
  • guardare la tv
  • viaggiare su un treno in ritardo
Paura

  • attaccare bottone
  • disturbare le persone
  • le spie





Il Guerriero è lo Yang, la forza, il coraggio, la volontà indomabile, lo spirito battagliero, la Principessa è lo Yin, non è un ingrediente di contorno della storia, è la sensibilità, l'empatia, la gentilezza, la creatività; è importante quanto il Guerriero, senza questo lato femminile il Guerriero è solo un triste tiranno... d'altra parte la Principessa senza l'eroe, il Guerriero, rimane vittima e prigioniera del Drago...


Cito, non alla lettera, Christian Tissier: “Si pratica un movimento, una tecnica, avendo una immagine ideale, un’ideale a cui tendere; tanto più mi ci avvicino, senza comunque mai arrivare alla perfezione, eliminando tutti i movimenti parassiti e le rigidità consce e inconsce, tanto più la tecnica sarà efficace ed elegante”. In tutte le motricità umane – gli sport, le danze, i mestieri – assistiamo, nei campioni, nei maestri artigiani, negli artisti, a questo fenomeno. E di solito richiede dedizione assoluta e ripetizioni infinite delle pratiche in questione, fattori questi necessari ma non sufficienti.

Molti conclamano di essere alla ricerca del “loro” Aikido, essendo ampiamente all’oscuro sia delle “idee” del suo Fondatore e della scuola che più da vicino cerca di tramandarle, sia degli interpreti indiretti cui dicono di rifarsi, in nome di una libertà che quasi sempre non è altro se non la scusa che l’uomo moderno ha trovato per non far mai niente fino in fondo, perché per fare qualcosa seriamente ci vuole una profondità morale e una forza d’animo che stanno diventando sempre più rare al giorno d’oggi.

Il nostro mondo oggi, ci spinge a nutrire un individualismo sempre più esasperato, a rigettare e distruggere qualsiasi altro modello se non quello giustificato dalla sola personale accettazione. L’unica regola è diventata l’Io, se piace, si può fare, altrimenti è sciocco, fastidioso, superato, liberticida. Perché l’individualismo sia il modello socio-economico dominante del mondo moderno, quali siano le sue cataclismatiche conseguenze, a chi fa comodo distruggere ogni forma di comunità assieme a ogni tipo di ordine naturale delle cose, solleticando l’egoismo di ognuno, non è un discorso che vogliamo affrontare oggi. Solo una parola di cautela, da parte di chi nell’individualismo si dibatte e ci litiga quotidianamente per tenerlo a bada: l’arroganza di sentirsi arrivati, di voler rompere i modelli, in nome di una presunta libertà personale, per me sono come il taisabaki del gambero lungo il cammino iniziatico.




– Postura corporea corretta in tutte le situazioni ed in qualsiasi momento.
 – Attitudine mentale che esprima: serenità, autostima, autocontrollo, concentrazione e fermezza senza aggressività (controllo delle emozioni).
 – Abbigliamento pulito ed in ordine.
 – Non palesare sensazioni di sforzo, stanchezza, preoccupazione, sconforto o paura.
 – Non respirare rumorosamente. Controllo dello sforzo e della stanchezza
 – Dosare l’intensità degli sforzi senza impiegare più energia del necessario.
 – Minimo sforzo muscolare. La potenza si ottiene con gli spostamenti.
 – Controllare la respirazione per ritardare la comparsa dell’affaticamento, facendo in modo che la fase di espirazione sia più ampia di quella di inspirazione.